Abruzzo. Le mani dei boss della mafia sulla metanizzazione. La GDF sequestra 48 milioni di €
Palermo – L’operazione della Guardia di Finanza si è svolta a Palermo, nel cuore strategico della mafia, ma i risvolti ancora una volta, sono anche in Abruzzo. Infatti il sequestro a Palermo di Società commerciali, edifici di pregio, società e disponibilità finanziarie, per un importo complessivo di 48 milioni di euro, ha portato alla luce che, non solo le entità economiche sequestrate sono riconducibili a boss del calibro di Berardo Provenzano,Leoluca Bagarella e il super ricercato Matteo Messina Denaro, ma tra i “modus operandi” della grande catena,secondo la Procura di Palermo, non ci sono i soliti dati dei politici pagati facenti parte di tutti gli schieramenti, ma che anche in Abruzzo c ‘è una gran fetta, come investimenti nel turismo e nella metanizzazione di alcuni centri, tra cui Tagliacozzo. Gli uomini della Polizia tributaria della Guardia di Finanza, hanno puntato sulla storia della nascita del gruppo economico. Nacque negli anni 80 su iniziativa di un dipendete pubblico, che puntò dritto verso investimenti milionari, ovviamente per conto dei boss ma, dice la Procura, con il maggiore referente nella persona dell’allora Sindaco di Palermo Ciancimino. A fronte di una disponibilità finanziaria in crescendo, i tutori del gruppo si posero il problema se non era il caso che gli orizzonti si ampliassero e così nacque l’idea dell’espansione della mafia nella zona della Marsica. Così, appalti e sub- appalti sempre alle stesse ditte, con la complicità di politici di tutti gli schieramenti.Così, pezzo dopo pezzo e motivo dopo motivo, parte della Regione si trova assediata dalla mafia e dagli investimenti poco trasparenti. Con buona pace di quasi tutti. Perché? Il problema non esiste, sono solo delle invenzioni giornalistiche…………

