Anche ” Il Sole 24 Ore” certifica la fine del “Modello Marche”
(wn24)-Ancona – In un articolo apparso sul quotidiano finanziario “Il Sole 24 Ore”, si fa un’analisi del momento, grave dal punto di vista economico, finanziario e occupazionale. Una flebile speranza si intravede solo dal 2014, se saranno sfruttati bene i fondi europei e se la regione farà uno sforzo corale per ripensare e cambiare “il modello marchigiano” tanto ammirato e lodato in Italia che purtroppo non funziona più.“Era un modello industriale e distrettuale che per oltre vent’anni ha garantito tassi di crescita cinesi rispetto all’Italia, la distribuzione di valore aggiunto e benessere a una popolazione di poco più di 1,5 milioni di abitanti. Era un modello di capitalismo famigliare (basti pensare ai Merloni, ai Guzzini, ai Della Valle) senza eguali. Oggi il modello industriale delle Marche si è rotto e nessuno ancora sa con precisione come aggiustarlo, mentre non sono poche le voci che dicono che quel modello, fatto di un pulviscolo di microaziende, di contoterzisti, di artigiani e di poche industrie medie e grandi non funziona più. E quindi bisogna scoprire nuove strade di sviluppo. Intanto la crisi e la recessione incalzano, le aperture delle procedure di mobilità aumentano, i giovani restano senza occupazione. Indesit, Merloni, Berloni, Elica sono solo le aziende più note toccate dalla congiuntura negativa dei mercati. Ma dietro a loro è andato in tilt un ampio tessuto di fornitori, subfornitori e piccole imprese.
Secondo i dati al 31 marzo 2013, elaborati dal dipartimento mercato del lavoro della Cisl, è stata richiesta Cassa integrazione per 20.690 soggetti, mentre le domande accolte ammontano a 11.974 lavoratori. Da record per la regione l’ammontare dell’importo pagato per Cassa integrazione in deroga: oltre tre milioni di euro. Due i settori in forte sofferenza: il manifatturiero e quello delle costruzioni. Ma in affanno ci sono anche la meccanica, il distretto del mobile, quello dell’abbigliamento. In controtendenza invece il distretto Fermano delle calzature. Nelle Marche sono registrate 176.555 imprese, di cui ben 102mila sono società individuali e poco meno di 35mila sono società di capitali. Al 31 dicembre 2012, quasi seimila aziende risultavano, secondo i dati della Camera di commercio, in liquidazione, mentre 3.687 aziende erano in procedura concorsuale. Inevitabili i riflessi sul mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione ha superato il 9% con punte del 12% nell’Ascolano, il saldo totale tra nuovi assunti e cessazioni è negativo per 23.106 unità. Drammatico il dato relativo ai giovani tra i 15 e i 29 anni: i Net (not in education, employment or training) stanno viaggiando verso le 37mila unità.
«La crisi è diffusa e trasversale – spiega Stefano Mastrovincenzo, segretario generale della Cisl Marche – e questo modello di sviluppo non regge più. Ma la recessione non ha fatto altro che accelerare un processo che ha radici più antiche della fatidica data del 2008. Il distretto della calzatura ha accusato la crisi ben prima degli altri comparti, si è riorganizzato, internazionalizzato, ha fatto rete e oggi ha gli anticorpi per affrontare la situazione. Ma non è semplice, adesso, replicare la terapia. L’imprenditorialità diffusa e la radicata cultura del lavoro da sole non bastano. Occorre uno sforzo corale di Istituzioni regionali, parti sociali e società civile perché il modello va ripensato. Aggregare e razionalizzare, prima di tutto. I servizi alle imprese non sono all’altezza, il terziario avanzato è tutto fuori regione, servono politiche per le reti d’impresa e bisogna concentrare la spesa. Un esempio? in regione abbiamo quattro poli universitari, tre facoltà di giurisprudenza. ci sono 239 Comuni per un milione e mezzo di abitanti, otto aziende per i rifiuti. In compenso siamo deboli nelle politiche attive per il lavoro. La programmazione dei fondi europei 2014-20 è una occasione soprattutto per il tema delle reti. Dobbiamo avere la capacità di intercettare questi programmi superando la nostra frammentazione.”
