
Il dirigente aveva incarichi nell’intero gruppo, sia nello stabilimento di San Vittore di Cesena sia in quello di Mosciano Sant’Angelo, Il quotidiano che per primo ha riportato la notizia, riporta che i sospetti per ammanchi di ingenti quantità di prodotti circolavano da tempo, ma le operazioni non risultavano nella contabilità aziendale. Una delle ipotesi è la messa in piedi di una sorta di mercato parallelo al quale i commercianti potevano approvvigionarsi a prezzi scontati e senza pagare l’Iva. A lungo andare, però, il buco contabile sarebbe diventato talmente grosso da non poter più essere mascherato. Così sarebbe scattata la denuncia. Ieri l’arresto quando si sarebbe recato allo stabilimento di Cesena per chiedere spiegazioni sul licenziamento. Insieme a lui sarebbero coinvolti anche altre persone interne ed esterne all’azienda.
IL COMUNICATO DI AMADORI
“In merito alle notizie apparse oggi, l’azienda ha appreso dalla stampa dell’arresto che è stato effettuato e ribadisce la propria posizione di parte lesa e offesa sull’intera vicenda. L’azienda aveva già avviato da tempo una verifica interna, tuttora in corso, che aveva portato la scorsa settimana all’interruzione del rapporto con il
collaboratore. Al contempo, l’azienda conferma il suo pieno supporto alla Procura della Repubblica, perché venga fatta immediata chiarezza e piena luce sulle condotte che sembrano emergere dalle indagini”. Così il gruppo Amadori in una nota fatta recapitare all’ANSA.