
(wn24)- Redazione - L'ex pilota di Formula 1 e campione-simbolo del paralimpismo se ne è andato il primo maggio, nello stesso giorno che morì 32 anni fa Ayrton Senna. Dopo l'incidente automobilistico del 2001 a causa del quale aveva subito l'amputazione delle gambe, si era dedicato al paraciclismo vincendo quattro Ori e due Argenti ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016. Nel 2020 un altro tragico incidente in handbike

Ad annunciare la tragica notizia la famiglia del campion Nel 2020 un altro tragico incidente, uno scontro con un camion mentre in handbike partecipava, sulle strade del senese, a una gara di beneficenza da lui organizzata.
La sua storia straordinaria è stata un lungo e continuo inno alla vita, perché Zanardi a scrivere la parola fine non si era mai rassegnato: lo ha fatto ieri sera morendo dopo sei anni di lotta estrema contro l'ennesimo torto che la vita gli aveva fatto. La sua esistenza, sempre al limite, con la morte aveva fatto i conti più volte, ma lui non si era lasciato spaventare, sorretto da una forza di volontà fuori dal comune.
Ed è proprio alla guida che la vita lo mette subito di fronte a una prova durissima: il 15 settembre 2001, durante una gara del campionato Champ Car al Lausitzring, in Germania, uno schianto terribile, Zanardi perde improvvisamente il controllo della vettura, che viene centrata dal pilota Alex Tagliani. Nell'incidente perde entrambi gli arti inferiori, che gli vengono amputati. Rischia di morire dissanguato, ma non perde mai conoscenza. In qualche modo riescono a portarlo vivo in ospedale, a Berlino. Seguiranno mesi di sofferenza scandita dalle operazioni, il lento recupero, il riscatto, il ritorno. Subisce 16 interventi chirurgici e 7 arresti cardiaci, ma riesce a sopravvivere. Non solo: vuole tornare a gareggiare, a sentire di nuovo l'adrenalina della competizione. Scopre la passione per il paraciclismo: disciplina che lo porta a vincere quattro ori alle Paralimpiadi tra Londra 2012 e Rio 2016, oltre a otto mondiali su strada.