Pescara hinterland e area vestina: droga e furti con arresti di 18 persone, tra cui un'intera famiglia

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(wn24)-Pescara -  I Carabinieri del Comando Provinciale di Pescara, dalle prime ore di oggi hanno dato esecuzione a 18 misure cautelari ed a 24 perquisizioni personali e domiciliari emesse dal gip presso il Tribunale di Pescara, Mariacarla Sacco, su richiesta del pm Barbara Del Bono.
Le investigazioni sono andate avanti da agosto 2012 ad ottobre 2013.
Dunque una persona è finita in carcere, due agli arresti domiciliari mentre le restanti 15 dovranno presentarsi obbligatoriamente alla polizia giudiziaria ogni giorno.
Secondo le prime informazioni i militari hanno disarticolato «una delle più efficienti organizzazioni criminali che, su tre livelli di competenze e complessità gestionale, ha alimentato il fenomeno del consumo e spaccio di sostanze stupefacenti nell’area vestina e nei Comuni dell’hinterland pescarese, legandone talvolta i profitti all’attività dei negozi “compro oro” presso i quali sono state documentate numerose cessioni di monili in oro provento di furti in abitazione».
Il denaro ricevuto come corrispettivo sarebbe poi stato utilizzato per acquistare partite di stupefacenti.
In tarda mattinata ulteriori informazioni.

Al vertice dell’organizzazione, secondo i militari, ci sarebbe Alfredo Rozzi, pregiudicato di Montesilvano, in grado di realizzare e gestire una vera “centrale dello spaccio” che, con il passare del tempo avrebbe esteso le sue ramificazioni nell’intera provincia di Pescara, con il coinvolgimento delle “sue donne” come la propria convivente Catia Columbaro, 42enne estetista di Montesilvano e sua figlia, Silvia Rozzi, 21enne «particolarmente scaltra» , dicono gli investigatori, tanto da assumere le redini dell’organizzazione nel periodo in cui il proprio padre è stato detenuto in carcere per droga.

L'uomo era in grado di impartire precise disposizioni per la riscossione dei crediti vantati per le numerosissime cessioni di stupefacenti anche durante il periodo di detenzione.
Altra figura di spessore propostasi per il suo contributo nella gestione dei traffici illeciti si è rivelata quella del Gianfranco Palmaricciotti, 48enne pregiudicato di Città Sant’Angelo, domiciliato a Montesilvano, arrestato in flagranza di reato il 30 novembre 2012 dai Carabinieri di Penne per il possesso di una pistola giocattolo con canna modificata calibro 8, pienamente efficiente e da utilizzare, ipotizzano gli investigatori, per il compimento di rapine su obiettivi individuati nella provincia di Teramo ed Ascoli Piceno.
L’azione di supporto decisionale di Palmaricciotti sarebbe stata fondamentale per Alfredo  Rozzi il quale avrebbe tratto vantaggio anche dalle minacce di ritorsione che il primo avrebbe esteso ad alcuni giovani i cui debiti, contratti per le partite di stupefacenti acquistate in rapida successione per quantitativi mai inferiori ai 50 grammi, assumevano importi sempre più ingenti.

L’organizzazione in breve tempo ha assunto ruolo di riferimento per i giovani dell’area vestina, ha spiegato il capitano Claudio Scarponi,  proponendosi sul “mercato” quasi come surrogato della consolidata strutturazione delle famiglie rom dell’hinterland pescarese, sia tramite contatti diretti con i giovani tossicodipendenti possibili acquirenti, sia per il tramite di un giovane 32enne, pregiudicato di Penne, unico ancora ricercato. Lui, dicono i carabinieri, aveva il ruolo di collegamento quotidiano con i giovani dell'area vestina. In mano, dunque, aveva un vorticoso giro di denaro che, mal gestito, lo ha costretto a contrarre debiti con  Rozzi fino al punto di ricevere concrete minacce di morte.
Significativo, nel senso, il fatto che lo stesso pregiudicato 32enne, sul finire dell’estate 2013, si sia reso irreperibile per più di quattro giorni. Anche la sua convivente aveva perso le sue tracce. 
L’operazione è nata a seguito dell'individuazione degli autori di numerosi furti in abitazione avvenuti nell'area Vestina. E' stato possibile accertare che la refurtiva, costituita quasi esclusivamente da monili in oro, veniva subito venduta dai tossicodipendenti nei “compro oro” di Penne, Chieti, Montesilvano e Pescara per rocurarsi il denaro necessario per l’acquisto di stupefacenti e, talora, per mero profitto personale.


I successivi sviluppi hanno così consentito di documentare l’acquisto e consumo di stupefacenti da parte di ben 74 giovani di età compresa tra i 17 ed i 35 anni per lo più di Penne e comuni circostanti. Sono state arrestate in flagranza di reato 20 persone,  sequestrati circa 1.100 grammi di marijuana, 9 bilancini di precisione, due serre domestiche, una pistola calibro 8 e tre cartucce calibro 12, nonché la somma contante di 1.200 euro circa provento di spaccio.  
«Il lavoro svolto dai Carabinieri della Compagnia di Penne», ha detto il comandante della compagnia provinciale di Pescara,  il colonnello Paolo Piccinelli, «ha assunto connotazioni di eccezionalità sia per la valenza intrinseca delle investigazioni, ancora una volta rivolte su un fenomeno purtroppo molto ben radicato negli ambienti giovanili anche scolastici dell’area vestina, sia per lo “spessore criminale” dei principali attori di quello che si è delineato come vero e proprio mercato parallelo rispetto alle “competenze” delle note famiglie rom già destinatarie di incisivi provvedimenti di contrasto nel più ampio contesto di un sinergico e determinato coordinamento delle Forze di Polizia presenti sul territorio».


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