
(wn24)-Roseto - "Un'altra stella del calcio rosetano brilla in cielo. Buon viaggio Gigino. BRANDIMARTE LUIGI". Scrive così sui social, Camillo Cerasi, Presidente dell'ASD Roseto e organizzatore del Torneo Internazionale di Calcio "Spiagge D'Abruzzo Cup"
"Il piccolo Gigino che in area diventava gigante.
Uno dei personaggi più carismatici e più longevi del calcio rosetano è stato senza dubbio Luigi "Gigino" Brandimarte. 11 campionati da giocatore della Rosetana con circa 300 presenze e 150 gol all’attivo e 12 campionati da allenatore degli azzurri di cui 4 stagioni in Serie D (quando la D era la quarta serie nazionale) e due promozioni tra i semi-professionisti.
È questo il biglietto da visita del personaggio più amato e più odiato del calcio rosetano. Gigino nacque a Roseto il 13 ottobre del 1940 con il DNA dei Brandimarte nel sangue, cioè con quella miscela esplosiva tra la forza di volontà di Lindoro e Giovanni e la passione di Liberatore e Camillo: tutti personaggi che, prima di lui, avevano scandito la storia del calcio a Roseto. Come tanti giovani rosetani che abitavano in centro, iniziò a muovere i suoi primi passi calcistici nel campetto dietro l’abitazione del parroco della chiesa di Santa Filomena.
All'epoca i giovani si dividevano in quelli del centro e quelli della "Corea" (zona sud di Roseto). Erano anni difficili per chi giocava a calcio: non c’erano mamma e papà che ti accompagnavano alla Scuola Calcio e, spesso, la passione veniva coltivata segretamente. Occorreva quindi avere una "copertura" che comunque non fosse troppo distante da casa e fu così che Gigino, come del resto molti giovani, trovava protezione nella parrocchia per poi sgattaiolare a giocare nel campetto "delle monache".Così facevano quelli di Roseto centro, mentre i "coreani" si riversavano al "campo dei preti" per coltivare la passione del calcio di nascosto alle proprie famiglie. Gigino, pur non disponendo di una struttura fisica eccezionale, cominciò a mettersi subito in evidenza per il suo innato senso del gol: cominciarono le prime partite vere e cominciarono subito i dolori per i portieri avversari. Oggi, nel ricordare i bei tempi, Brandimarte ama ancora scherzare su questa sua grandissima qualità che ne fece uno dei più temibili attaccanti degli anni Sessanta. Alla domanda: «Gigi' ma quanti gol hai segnato nella tua carriera? - la risposta, tra il serio e l'ironico, è sempre la stessa - 'Nn saccie! ‘M sò pers lu cont!». Verso la metà degli anni '50, Brandimarte, giovanissimo fu notato e chiamato a far parte di una Rosetana che in quegli anni stava tentando di mettersi alle spalle la delusione delle due retrocessioni consecutive (stagione 1950-51 e 1951-52). Bisognava ricominciare e bisognava farlo con i giovani. Gigino si dimostrò subito all’altezza. L’allenatore era Di Santo di Pescara e a sostegno della società era intervenuta la Monti Confezioni che stava iniziando la produzione nel nuovo stabilimento a Roseto. Quindi, con un allenatore che capì subito le qualità di quel ragazzo brevilineo e un po' schivo ma che, con scarpette e pantaloncini, diventava inarrestabile, iniziò per Gigino una carriera incredibile in una società rinvigorita. Giocherà fino alla stagione 1972-73 e otterrà poi un posto al corso per allenatori professionisti a Coverciano. Diciotto anni in maglia azzurra, interrotti soltanto da una parentesi nella stagione 1962-63 in Serie C a Giulianova, un anno di militare che lo tenne lontano da Roseto e un altro anno in cui "vestì la maglia rossoverde dell'Atri".