
La parola più pronunciata negli ultimi mesi è recessione: il Governo spera di scongiurarla in ogni modo, sindaci e amministratori piccoli e grandi compiono ogni giorno una sorta di miracolo nel tentativo di far quadrare bilanci e conti. Le bollette corrono, gli stipendi no. Le aziende in affanno ricorrono ad ogni ammortizzatore sociale concepibile ma questo non sempre basta. C’è chi resiste e chi spera: chi si arrende abbassa le saracinesche spesso su realtà storiche di città piccole e grandi.E poi c’è la pagina nera delle morti bianche che, no, non vi sembri un ossimoro: sui posti di lavoro si muore. Lo scriviamo nelle cronache, lo dicono le statistiche ma soprattutto lo piangono figli che restano senza madri o padri, mogli senza mariti e viceversa.
Nei primi 3 mesi del 2022 ci sono stati 189 morti sul lavoro. I dati forniti dall’ Inail parlano chiaro: nel primo trimestre del 2022 gli incidenti mortali sul posto di lavoro sono stati 189, in crescita rispetto allo stesso periodo dei due anni precedenti. Boom di denunce al Sud, aumentano le donne vittime di infortuni.
Un’attenzione particolare al dramma delle morti sul lavoro e celebrazioni – laiche e liturgiche -in tutta Italia in concomitanza con la Festa del 1 Maggio: così la Chiesa italiana ricorda oggi San Giuseppe Lavoratore. “L’attenzione alla sicurezza sul lavoro è veramente un investimento che garantisce anche il miglioramento stesso del Pil”. Lo afferma don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, in una videointervista realizzata in occasione del 1 maggio, festa di San Giuseppe lavoratore.
Anche per i sindacati sono tempi duri tra perdita di fiducia di tanti lavoratori e tenace tentativo di esserci e contare nei tavoli che spesso decidono ben più di uno stipendio: quando si parla di lavoro o meglio di non lavoro o di diritti negati si parla di dignità umiliate.