
(wn24)-Redazione - Nelle Marche si festeggia la Pasqua sin dalla colazione!
Questa antica usanza diffusa ancora oggi in molte famiglie marchigiane, consiste in un abbondante pasto a base di salumi, uova benedette dal prete durante la benedizione delle case, pizza di formaggio, coratella d’agnello, frittata con la mentuccia, vino e dolci tipici.
Questa tradizione rappresenta una sorta di antesignano del brunch anglosassone e soddisfaceva due esigenze: da un lato questo momento serviva per rifocillarsi dopo il periodo di digiuno della Quaresima e festeggiare la Resurrezione, dall’altro, serviva anche per fare spazio nelle dispense dei salumi prima dell’arrivo del caldo dell’estate.
Le “vergare”, le donne di casa marchigiane, hanno una cura particolare nella preparazione di questo pasto, allestito con tovaglie ricamate, prodotti d’eccellenza e ingredienti benedetti il venerdì santo.
La colazione di Pasqua nelle Marche è una cosa seria, tanto da mettere in secondo piano il pranzo pasquale, più tipico di altre regioni.
Andiamo a scoprire quali sono i piatti tradizionali della settimana Santa che rendono ancora più gradevole un soggiorno in questa regione.
Ma arriviamo al punto: cosa si mangia a colazione il giorno di Pasqua?
Prima su tutte troneggia la Pizza di Formaggio.
Non c’è Pasqua nelle Marche senza “pizza cascio e oe” o “crescia brusca” in dialetto, ovvero una sorta di panettone salato e spugnoso a base di uova e formaggio.
Un accompagnamento perfetto per salumi e vino rosso il cui profumo inebria la casa e stuzzica l’appetito.
Sembra abbia avuto origine a Jesi (AN) ma è una preparazione classica in tutta la regione.
Altre fonti riconducono l’origine della ricetta al Monastero di Santa Maria Maddalena in Serra de’ Conti (AN) dove si trovano tracce documentali risalenti al 1848.
Il nome “Crescia” è dovuto al forte aumento di volume dell’impasto che grazie alla lievitazione “cresce” appunto anche più di due volte la sua massa originale.
La ricetta originale un tempo prescriveva 40 uova (tante quanti i giorni della Quaresima), veniva preparata il Venerdì Santo e non si doveva assaggiare finché non si “scioglievano le campane”, a conclusione del periodo di digiuno e penitenza della Quaresima. Le pizze si portavano poi a cuocere nei forni, prenotando la cottura famiglia per famiglia.
Come per tutti i piatti locali e tipici, anche la Crescia di Pasqua non ha una ricetta univoca ma la sua preparazione cambia di paese in paese, se non di famiglia in famiglia.
In particolare riveste particolare importanza il tipo di formaggio che si decide di utilizzare: le varianti possono comprendere parmigiano grattuggiato, pecorino romano o altri formaggi a proprio gusto.