(wn24)-Ancona - Ancora la "longa mano" sulla sanità pubblica. Esisteva un patto a tre che avrebbe manovrato per anni gli appalti pubblici della sanità marchigiana, un'ombra lunga in grado di pilotare "una serie indefinita" di bandi dell'Asur Marche con un giro d'affari milionario, per agevolare la società "Medilife S.p.A.", società romana che opera proprio nell'ambito dell'erogazione dei servizi nel settore sanitario. L'inchiesta della Procura di Ancona sta facendo tremare dalle fondamenta uno dei fiori all'occhiello della Regione Marche e travolge i vertici dell'Azienda sanitaria. Si ipotizzand, per altro, reati gravi com l'associazione per delinquere e altri come la turbativa d'asta, all'abuso d'ufficio per arrivare alla truffa ai danni dell'Asur.
Un fascicolo tanto delicato quanto scottante in mano ai pm Andrea Laurino e Ruggiero Dicuonzo. Almeno nove gli iscritti nel registro degli indagati: tra questi Piero Ciccarelli, attualmente direttore del servizio Sanità della Regione Marche, ma all'epoca dei fatti il numero uno dell'Asur; Alberto Carelli ex direttore amministrativo dell'Azienda sanitaria e braccio destro del Dg Ciccarelli; Massimiliano Picardi gestore della Medilife spa; Giulietta Capocasa ex direttore amministrativo Asur (attualmente direttore dell'Area vasta 5); Alberto Lanari quale direttore di esecuzione contrattuale e Roberto Dotti che figura nell'inchiesta relativamente alla fase esecutiva dell'appalto per la realizzazione del Centro servizi unico dell'Asur a Fabriano.
Per Ciccarelli, Carelli e Picardi i magistrati ipotizzano il reato di associazione: sarebbero loro le "menti" di questo presunto sistema illecito di gestione degli appalti pubblici che per cinque anni avrebbe favorito la società romana a scapito di altre ditte. L'indagine ha avuto nelle scorse ore una improvvisa accelerata con una serie di perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza di Ancona nelle Marche, nel Lazio e in Emilia Romagna. Blitz nelle abitazioni degli indagati, negli uffici competenti dell'Asur, nella sede di una tipografia fabrianese, al quartier generale della società romana Medilife e in quello di un'altra azienda bolognese per chiudere il cerchio attorno a un'inchiesta che affonda le radici su un appalto sospetto affidato a Medilife dall'Asur nel 2009 e per il quale si è già aperto il processo per turbativa d'asta.
Gli inquirenti indagano a fondo sui rapporti che sarebbero intercorsi tra la Medilife e i vertici Asur Piero Ciccarelli e Alberto Carelli: dagli accertamenti emerge che questi ultimi avrebbero usufruito “per un significativo arco temporale” di un servizio gratuito di autista privato messo a disposizione e pagato dalla Medilife.
A riprova degli stretti legami tra Carelli e il legale rappresentante della società viene anche citata una vacanza estiva all’isola di Ponza offerta da Massimiliano Picardi all’intera famiglia dell’ex direttore amministrativo nell’agosto del 2015. I magistrati nel decreto di perquisizione ribadiscono infatti che Ciccarelli e Carelli “benchè non più dirigenti Asur erano ancora in grado di influire sulle scelte amministrative per i ruoli coperti in passato e per quelli attuali”.
È l’abuso d’ufficio il reato per il quale risultano indagati Giulietta Capocasa, Alberto Lanari e sempre Ciccarelli, Carelli e Picardi. nel mirino i 500 mila euro erogati dall’Asur alla Medilife come importo dei canoni relativi all’appalto per l’esternalizzazione del servizio stampa dei documenti sanitari, scaduto nel febbraio del 2015 “in violazione della normativa in materia di appalti pubblici, secondo cui vige il principio della prova scritta ad substantiam, il divieto di rinnovo tacito e comunque di proroga, modalità elusive dell’evidenza pubblica”.
Ciccarelli, Carelli, Picardi, Lanari e Dotti sono indagati anche per truffa e frode nelle pubbliche forniture con riferimento alla fase esecutiva dell’appalto per la realizzazione del Centro servizi unico dell’Asur Marche di Fabriano.
In particolare Picardi e Dotti per avere posto in essere “artifici finalizzati ad occultare il sistematico inadempimento degli obblighi contrattuali e garantirsi a vita il mantenimento del rapporto contrattuale stesso”. Così si sarebbe evidenziato un sovradimensionamento dell’appalto rispetto ai reali bisogni dell’amministrazione, un minore utilizzo di personale (11 unità lavorative anzichè 20 dipendenti) e di sistemi di stampa (6 invece di 9 e pure difformi per qualità tecniche rispetto a quelli contrattualmente previsti). Sarebbe stata inoltre omessa la realizzazione del centro stampa direzionale di Ancona e in ogni caso “eseguivano comunque con ritardo le prestazioni previste, così procurando all’ente committente un danno”.