
Pescara. Messaggio di pace con “Catena umana” dal Ponte del Mare: mani rosse contro la guerra
(wn24)-Pescara – Questa mattina un “silenzioso” messaggio contro l’orrore della guerra. Una richiesta di pace è stata lanciata con forza dal Ponte del Mare a Pescara. Tutti vestiti di nero, con le mani colorate di rosso, una catena umana simbolo del lutto per le vittime innocenti della guerra in Palestina e Libano.
Quasi 300 persone hanno manifestato a Pescara per una richiesta di pace lanciata dal Ponte del Mare dove si è snodata una Catena Umana con l’appello ‘Fermatevi! Giù le mani dalla Palestina e dal Libano – Basta Guerra, Cessate il Fuoco’. Vestiti di nero, con le mani colorate di rosso, simbolo del lutto per le vittime innocenti della guerra in Palestina e Libano, i promotori della manifestazione. C’era il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, insieme alla Cgil, a oltre 40 associazioni e organizzazioni del territorio e all’artista Jorg Grünert dell’associazione Deposito Dei Segni. Dopo circa 45 minuti trascorsi sul Ponte del mare la ‘catena’ è stata protagonista di un fuori programma sulla spiaggia dove i manifestanti, alcuni con bambini e cani al seguito, hanno sfilato in silenzio continuando a sventolare bandiere della Palestina e del Libano.
L’iniziativa, promossa da Cam Lecce e Jorg Grünert dell’associazione Deposito dei Segni, ha visto la partecipazione di oltre 40 associazioni del territorio, tra cui la Cgil di Pescara. La “Catena Umana: Fermatevi! Giù le mani dalla Palestina e dal Libano – Basta Guerra, Cessate il Fuoco – in solidarietà con le popolazioni civili di Gaza, West Bank, Libano” è stata una testimonianza per opporsi “a una politica di morte, all’orrore disumano dei bombardamenti sulle popolazioni, agli ordini di sfollamento di bambini, donne, anziani, uomini, famiglie, animali”, si legge in una nota.
La catena umana in solidarietà con le popolazioni civili della Palestina e del Libano ha avuto l’obiettivo di “chiedere l’immediato cessate il fuoco e stop di ogni guerra in un territorio martoriato ormai da troppo tempo”, prefigurandosi come “un’azione di protesta civile non violenta per dare, anche noi sul nostro territorio, un segnale di rifiuto della totale disumanizzazione a cui stiamo assistendo inermi”.
