Inchiesta de “L’aria che tira”(LA7) sulla sanità abruzzese: in studio il Presidente Marsilio tenta di metterci una “pezza”, ma arrivano denunce

Inchiesta de “L’aria che tira”(LA7) sulla sanità abruzzese: in studio il Presidente Marsilio tenta di metterci una “pezza”, ma arrivano denunce

(wn24)-Redazione – Torna sul luogo del “delitto” e così LA7 torna ad occuparsi di sanità abruzzese, L’inchiesta, questa volta, è arrivata nella trasmissione “L’Aria che tira” andata in onda ieri 10 ottobre, in seguito ad  una denuncia: quella che il direttore generale della Asl Lanciano-Vasto-Chieti Thomas Schael annuncia presenterà in procura nei confronti della dipendente della Asl “non ancora identificata che ha rilasciato le dichiarazioni in trasmissione”.

Questo quanto si legge nella nota di replica che lo stesso Schael ha scritto dopo aver visto la trasmissione cui ha partecipato il presidente della Regione Marco Marsilio e che molto ha riguardato, a quanto pare, proprio la Asl da lui guidata.

La dipendente è quella che, ripresa con una telecamera nascosta, rispondeva a un cittadino che da mesi attende la sistemazione della protesi e che non riesce più a camminare a seguito della rottura. “La pratica è insieme a tutte queste ferme, bloccate”, dice lei tirando fuori un faldone di documenti e dicendosi “mortificata”. Alla base del problema ci sarebbero state “le nuove normative come ad esempio quella della spesa per il covid” ovvero un’ordinanza “diventata legge i base alla quale i rinnovi sono fatti in automatico e la spesa è iniziata a lievitare. Lo si è fatto per andare incontro all’utenza. Non voglio dare la colpa a nessuno, ma forse abbiamo sbagliato qualcosa, siamo stati troppo elastici? – dice ancora lei -. Non lo so. Non so che dirti, sta di fatto che il collo della bottiglia piano piano è arrivato e si è stretto e la Regione ci ha chiesto: ‘amici cari com’è che spendete così tanto?’”. (Qui il link della trasmissione). 

Parole dunque mal digerite dal direttore della Asl che replica punto per punto alle critiche sollevate nel corso della trasmissione in particolare, e in forma anonima, da alcuni dipendenti compresa quella nei confronti dei quali annuncia la denuncia, oltre che quelle rilasciate da alcuni utenti.

Parla di “delucidazioni utili a confutare la erronea e pretestuosa ‘piazza mediatica’ che ha visto attori protagonisti alcuni soggetti-operatori che si sono offerti al ‘consumo’ televisivo”, esordisce Schael.

“In particolare, riguardo al caso relativo al paziente affetto da malattia immuno-mediata recatosi all’ospedale di Lanciano per ritirare la sua terapia, si precisa che il medicinale in questione (facilmente individuabile dal confezionamento) è un farmaco biologico che è stato, all’atto della negoziazione in Aifa, classificato (vedasi gazzetta ufficiale) in classe di rimborsabilità H e, pertanto, ritirabile (e non acquistabile) solo nelle farmacie ospedaliere in distribuzione diretta. Pertanto, il proporre televisivamente il prezzo al pubblico non può assolutamente corrispondere (anche se non esplicitamente detto) ad un acquisto diretto da parte dell’assistito”, dice Schael.

“Per pura puntualizzazione, si riporta altresì, che erroneamente è stato dichiarato, dallo stesso intervistato, il prezzo di fustella (prezzo al pubblico) che su simili farmaci è ben diverso (molto più alto) dal prezzo di cessione al sistema sanitario nazionale”.

“Altre puntualizzazioni sono relative alle dichiarazioni ingannevoli rilasciate dal medico ospedaliero di Chieti che inesattamente ha dichiarato che la direzione strategica (o la Regione) costringe gli stessi operatori sanitari a usare i farmaci meno efficaci” aggiunge riferendosi al medico che, in anonimo, ha rilasciato un’intervista denuciando questa situazione e rispondendo alla domanda sul se si farebbe ricoverare nell’ospedale dove lavora che quella “è una domanda da 100milioni di dollari”.

“Bisogna ricordare ai cittadini che i farmaci prima di essere messi in commercio passano attraverso un attento processo di valutazione che inizia a livello europeo per atterrare a livello nazionale – ribatte Schael -. In tale ambito l’Ema (European medicines agency) valuta attentamente le prove di efficacia e di sicurezza dei farmaci e a cascata l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), dopo una ulteriore valutazione sulle evidenze scientifiche (efficacia e sicurezza), decide sia sulla classe di rimborsabilità del farmaco sia sul prezzo di commercializzazione. Appare evidente che un simile (e ben strutturato) processo non permette di rendere disponibili farmaci non efficaci”.

“In aggiunta e riferendoci al caso dell’antibioticoterapia (oggetto della trasmissione) appare evidente ancor più che le affermazioni rilasciate dall’operatore sono antitetiche a tutte le azioni poste in essere in tale ambito la cui mera finalità è stata quella di incrementare l’uso appropriato degli antimicrobici”, chiosa Schael che rimarca: “tale raccomandazione non nasce da una “scellerata” esigenza locale ma piuttosto trova robuste radici nelle tante evidenze scientifiche internazionali e raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) le quali, a tutte le latitudini, ha documentato come un uso improprio degli antibiotici, contribuisce alla pressione selettiva e determina lo sviluppo di patogeni resistenti”.

“A titolo di pura evenienza sanitaria (cosa ben chiara a chi si occupa di salute pubblica e meno chiara, forse, al medico intervistato) dal 2019 l’Oms ha incluso la resistenza agli antibiotici tra le prime dieci minacce globali per la salute e ha raccomandato alle varie nazioni di incrementare l’uso consapevole. I dati della Regione Abruzzo documentano un massivo utilizzo degli antibiotici (più 10 per cento sulla media nazionale di consumo, vedasi Rapporto OsMed-Uso degli antibiotici) e costante aumento nel corso degli ultimi anni (più 1.6 per cento rispetto ad un meno 16 per cento nazionale)”.

“Tale malsana abitudine prescrittiva è in grado di determinare un incremento delle infezioni causate da batteri resistenti agli antimicrobici (Mdro) con conseguente incremento della morbilità e mortalità (in Europa ogni anno sono 33mila i decessi attribuibili alle resistenze agli antimicrobici).

Pertanto, a precisazione si riporta che, nell’ottica del contenimento dello sviluppo di resistenze antibiotiche e nel rispetto degli obiettivi del Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza (Pncar) 2022-2025, si è deciso a livello ospedaliero di limitare l’accesso di alcune molecole antibiotiche alla sola prescrizione infettivologica (specialista in materia) lasciando alle restanti specialistiche – conclude Schael – altre molecole raccomandando l’utilizzo appropriato e a dosaggi/durata adeguati”.

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